La mia filosofia

Fino a pochi anni fa il mio era un mestiere umile, come quello del contadino. Ci si vergognava a dire di essere un cuoco. Oggi le cose sono cambiate e gli chef - alcuni grandi chef - sono diventati famosi. 

Negli ultimi anni si è compreso che il cibo di qualità è alla base della qualità della vita. Si è anche capito che il buon cibo viene dalla buona terra, che deve essere lavorata da persone di valore. Il mestiere di contadino non è ancora prestigioso come quello di chef, ma lo diventerà presto. 

Il contadino è un eroe del nostro tempo: coraggioso e paziente, conservatore e innovatore, infaticabile sperimentatore, meteorologo, storico, botanico, biologo, chimico, veterinario… 

 

L'importanza della sostenibilità

Consideriamo un grande valore la sostenibilità della produzione sia come rispetto dell’ambiente che come risparmio delle risorse.
Quest’attenzione si traduce concretamente nel:

 

  1. Impiego etico della manodopera
    La mia personale esperienza curricolare degli ultimi anni ha reso molto attiva l’attenzione nei confronti dei progetti di inclusione lavorativa nel comparto della trasformazione alimentare.

    La collaborazione negli ultimi cinque anni come docente presso diverse scuole del territorio ha reso possibile lo sviluppo di progetti di inserimento presso alcune aziende della scuola di ragazzi con difficoltà caratteriali, sociali oppure affetti da disturbi comportamentali.

    Alla luce dei rapporti continuativi anche con associazioni di volontariato locali, si cerca di essere al centro di progetti sempre più attivi con i ragazzi e le loro famiglie dando la possibilità lavorativa a soggetti altrimenti che troppo spesso rischiano un emarginazione lavorativa.

    Le mansioni del laboratorio di trasformazione Agroalimentare per la sua tipicità si adattano molto bene alle capacità di ragazzi con difficoltà motorie o cognitive, dando la possibilità di ricevere attraverso il lavoro il loro riscatto personale.
  2.  

  3. Risparmio Energetico
    L'azienda mette al centro della sua mission il Kilometro Zero inteso non solo come filosofia di vita, ma come quelli che per arrivare dal luogo di produzione a quello di vendita e consumo percorrono il minor numero di chilometri possibile.

    L’area di produzione degli alimenti deve tornare a essere coincidente o quasi con i luoghi in cui gli stessi venivano consumati, per tutelare la tradizione culinaria locale e per abbattere la soglia dell’inquinamento ambientale.

    Tornare a un atteggiamento di ricerca del cibo nelle aree limitrofe all’abitazione induce a un riequilibrio degli usi alimentari e a un rapporto con il territorio non esasperato dalla produzione intensiva.